Alcol

L’alcol è una sostanza psicoattiva che ha degli effetti diretti sul sistema nervoso centrale.

L’origine di tale sostanza è molto antica e la diffusione fu possibile con l’estendersi dell’agricoltura, a partire prevalentemente dall’Egitto. Nel tempo l’uso della sostanza si estese facilmente nell’antica Roma e nell’antica Grecia, fino al Medioevo dove nei monasteri si affinarono nuove tecniche di fermentazione.

Le bevande alcoliche, specialmente in passato, sono state utilizzate con diversi scopi: medico-igienico (per le proprietà antisettiche); conviviale e ricreativo (quando in esse si ricercava lo “stordimento” a causa delle loro proprietà analgesiche); come integratore di carenze alimentari  o utilizzato al posto dell’acqua contaminata nelle civiltà antiche (specialmente per quanto riguardava la birra).

L’alcol etilico (o etanolo) è una sostanza liquida che si forma per fermentazione di alcuni zuccheri semplici o per distillazione del mosto fermentato.
E’ una sostanza estranea all’organismo, non è essenziale ed oltre ad essere tossica per le cellule è anche un potente agente tumorale.

L’alcol etilico, oltre all’acqua, è il principale componente delle bevande alcoliche. Altri principi nutritivi quali vitamine, sali minerali, proteine e zuccheri, sono presenti ma solo in minima parte; proprio per questo motivo, oggi sappiamo che le bevande alcoliche non possono essere considerate un alimento, come invece erroneamente si pensava in passato.

L’alcol non è una sostanza nutriente o funzionale al fabbisogno dell’organismo ma provoca danni diretti alle cellule di molti organi, tra cui il fegato e il Sistema Nervoso Centrale.

Crea una dipendenza sia di tipo psicologico che fisico, comportando uno stato di assuefazione e disturbi comportamentali anche molto gravi. Se assunto in piccole dosi ha un effetto euforizzante ma già a dosi più elevate (che dipendono dal grado di tolleranza, differente in ogni individuo) diminuisce l’autocontrollo e l’inibizione comportamentale e possono scatenarsi comportamenti aggressivi: dalla violenza verbale fino a quella fisica. Secondo i dati forniti dall’OMS,  nella regione europea, l’alcol appare come fattore determinante almeno nel 40% dei casi di ricoveri o visite ospedaliere dovuti ad atti di violenza interpersonale.
Negli Stati Uniti, le statistiche indicano come l’86% dei casi di omicidio, il 37% delle aggressioni e il 60% delle violenze sessuali avvengono sotto l’effetto dell’alcol.

Il rapporto tra uso di alcol e violenza è dovuto ai sopra citati effetti di disinibizione, alterazione dei meccanismi di elaborazione delle informazioni, riduzione dell’attenzione. Sempre a causa di queste alterazioni, l’assunzione di alcol fa aumentare anche il rischio di subire atti di violenza, perché si diviene incapaci di interpretare correttamente le situazioni.

Durante lo stato di ubriachezza, si notano modificazioni sia comportamentali che fisiche: l’eloquio è alterato (può essere interrotto o al contrario può divenire continuo ma privo di senso); i tempi di reazione sono rallentati e ci sono difficoltà di memoria; la persona può avere un’andatura barcollante e mostrare una ridotta sensibilità al dolore. Alcuni di questi deficit sono già rilevabili dopo uno o due bicchieri e si risolvono non appena si interrompe l’uso di alcol; tuttavia, in soggetti che bevono molto e per lungo tempo, tali deficit possono permanere anche una volta raggiunta la sobrietà.

Se l’assunzione supera un certo limite si può arrivare allo stato di coma etilico che può avere conseguenze letali.

Il consumo cronico di alcol comporta molti danni all’organismo. La velocità con cui il fegato riesce a rimuovere l’alcol dal sangue varia da individuo ad individuo; in media, per smaltire un bicchiere di una qualsiasi bevanda alcolica l’organismo impiega 2 ore. Se si beve molto alcol in poco tempo lo smaltimento è più lungo e difficile e anche gli effetti sono più gravi.

L’utilizzo prolungato di alcol nel tempo può aumentare il rischio di sviluppare varie patologie più o meno gravi e anche a basse dosi l’alcol accresce il rischio per alcune malattie. Secondo dati forniti dall’OMS, il consumo di 20 grammi di alcol al giorno (pari a circa 2 bicchieri di vino) determina un aumento percentuale di rischio di molte patologie: 100% per la cirrosi epatica; 20-30% per i tumori del cavo orale, faringe e laringe; 10% per i tumori dell’esofago; 14% per i tumori del fegato;10-20% per i tumori della mammella;20% per l’ictus cerebrale.

Chiaramente, all’aumentare della quantità di alcol aumenta anche la percentuale di rischio.

In Italia il 6.8% di tutte le disabilità che vengono registrate in un anno è attribuibile all’alcol e complessivamente il 10% dei ricoveri è legato all’abuso di alcol. Ogni anno in Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa 40.000 individui muoiono a causa dell’alcol per cirrosi epatica, tumori, infarto emorragico, suicidi, aborti, omicidi, incidenti in ambiente lavorativo, domestico e incidenti stradali.

Per quanto riguarda il trattamento del soggetto alcolista, questo viene operato attraverso un lavoro di rete che coinvolge più ambiti specialistici: un ambito di tipo riabilitativo-disintossicante (all’interno di cliniche specializzate o comunità), medico-psichiatrico e psicologico-psicoterapeutico. Inoltre al soggetto viene consigliata la frequenza ai gruppi di auto-mutuo-aiuto degli Alcolisti Anonimi; essendo l’alcolismo un problema che coinvolge tutto il nucleo familiare, si invitano i familiari a partecipare ai gruppi degli Al-anon e, nel caso di figli adolescenti, ai gruppi Al-ateen.

L’alcol è una sostanza legale. Proprio la sua legalità pone delle difficoltà rispetto al controllo e all’utilizzo, in termini di moderazione. Esiste però una normativa nel codice stradale che ne vieta l’uso alla guida: l’art. 186 del Codice della Strada stabilisce che è vietato guidare in stato di ebbrezza. Inoltre, lo stato di ebbrezza è considerato come aggravante penale nel caso venga commesso un reato.

Tra i principali fattori di diffusione e utilizzo della sostanza va citato quello sociale: l’alcol infatti è un elemento socialmente condiviso, essendo parte integrante degli usi e costumi di molte culture; in questo modo diviene un mezzo molto potente di aggregazione.

(Scheda di Beatrice Cantarini)