Ecstasy – MDMA

Cosa

La 3,4-metilenediossimetanfetamina o più comunemente chiamata ECSTASY o MDMA è una sostanza psicoattiva, un derivato allucinogeno dell’anfetamina e, più specificamente, appartenente alla famiglia delle metanfetamine dagli spiccati effetti eccitanti ed entactogeni. L’Ecstasy agisce soprattutto sulla serotonina e dopamina, sostanze del nostro cervello che intervengono sull’umore, sul sonno e sull’appetito. L’Ecstasy è un composto semisintetico ottenuto, comunemente, a partire dal safrolo, uno degli olii essenziali presenti nel sassofrasso, nella noce moscata, nella vaniglia, nella radice di acoro, e in diverse altre spezie vegetali. L’MDMA viene assunta comunemente in cristalli o pastiglie, ma viene anche somministrata sciolta in acqua o in bevande alcoliche. Alla bevanda nella quale è disciolta solitamente conferisce un sapore amaro, senza però cambiarne il colore e se agitata produce una sorta di schiuma. Benché l’MDMA sia universalmente conosciuto col nome di ecstasy, vari studi hanno dimostrato che le pastiglie di ecstasy spesso contengono numerose altre sostanze dannose, oltre all’MDMA.

 

Storia

La 3,4-metilenediossimetanfetamina fu sintetizzata, per la prima volta, nel 1912 dai laboratori Merck, che la brevettarono pensando di ricavarne un farmaco. Il composto, fino all’inizio degli anni ’70, non venne mai prodotto, finché non suscitò l’interesse del chimico Alexander Shulgin che, scoprendone il potenziale empatico, lo consigliò ad alcuni psicoterapeuti. L’MDMA conquistò popolarità soltanto a partire dagli anni ottanta, principalmente negli Stati Uniti, grazie alla sua capacità di abbassare lo stato di ansia e la resistenza psichica dei soggetti, nonché per le sue proprietà sedative (Naranjo, 1973). Fino al momento in cui venne messa al bando (1/7/ 1985 negli USA, 1988 in Italia), l’MDMA è stata impiegata come strumento terapeutico poiché permetteva al fruitore (in questo caso il paziente in una situazione specifica e controllata) di essere estremamente più approfondito nell’analizzare se stesso. Tutto questo senza però essere mai stata sottoposta a sperimentazioni cliniche formali; inoltre non aveva avuto l’approvazione della Food and Drugs Administration (FDA). Nel 1985, in America, la Drug Enforcment Administration (DEA) inserì l’ecstasy nella tabella dei farmaci relativa alle sostanze senza alcun valore terapeutico dimostrato. Parallelamente conquistò una grande popolarità come club drug, a causa dei suoi effetti stimolanti, disinibitori ed empatogeni. Negli Stati Uniti e in Europa il consumo di MDMA è aumentato in maniera considerevole, diffusa nelle feste rave così come nelle discoteche. In queste situazioni è, di solito, assunta insieme ad altre fenetilamine psicoattive, a stimolanti, a sedativi come l’alcol, o psichedelici come l’LSD. Pur se sperimentata inizialmente in ambito psichiatrico, non ha alcun uso medico accettato. È una sostanza illegale al pari di altri stupefacenti.

 

Effetti/azione

Avendo effetti Entactogeni (composizione dal greco “en”, dentro, dal latino “tactus”, tatto, e dal greco “gen”, generare, quindi generare tatto), l’Ecstasy favorisce la socializzazione e la disinibizione. Inoltre, oltre alla consueta eccitazione, indotta dalle anfetamine, essa incrementa l’aumento dei sentimenti di amore e unione verso il prossimo, riduce la capacità di giudizio e aumenta la disinibizione. Aumenta il desiderio sessuale, potenzia le sensazioni e le percezioni ma, contemporaneamente, provoca esperienze depersonalizzanti, lievi disturbi delle percezioni sensitive, a volte, stati di psicosi con allucinazioni della durata di diverse ore e insonnia. Questi effetti però dipendono dal consumo e dalla personalità del soggetto. L’MDMA agisce a livello neurochimico, psicofarmacologico, psicopatologico e riguardo alle funzioni biologiche di base e alle reazioni immunitarie. Dopo l’assunzione della sostanza i soggetti presentano, nella fase acuta, un difetto del neurotrasmettitore 5-ht (serotonina), mentre sono coinvolte le regioni cerebrali della memoria (ippocampo) e del ragionamento (corteccia cerebrale). In queste regioni la perdita della serotonina si associa ad ischemia e possibile necrosi ischemica del tessuto cerebrale. L’effetto neurochimico-vascolare dell’ecstasy è reversibile, in alcune ore, se non si ripete l’assunzione; nei consumatori cronici le alterazioni neurochimiche appaiono definitive e inducono la perdita dei neuroni attraverso l’apoptosi (morte fisiologica). Nei consumatori, con bassa frequenza di utilizzo, l’assunzione porta ad un difetto di attenzione, alla riduzione della memoria per l’acquisizione di nuove informazioni, alla compromissione dei processi complessi e ad eccessiva impulsività. Nei forti consumatori, invece, sono presenti gli effetti psicopatologici delle anfetamine, come ideazione paranoide, fobie, ossessività, ostilità, ansietà, alterazioni dell’appetito e del sonno. In rapporto alla personalità del soggetto, le manifestazioni acute schizoidi si ripetono ad ogni assunzione della sostanza, oltre a procurare aritmie cardiache, ipertermia, collasso cardiovascolare ed insufficienza renale. E’ inoltre descritta una sindrome da astinenza caratterizzata da uno stato ansioso-depressivo, insonnia ed apatia.

 

Trattamento

In genere viene trattata a livello medico con sertralina e fluoxetina.

E’ utile evitare di utilizzare dosi eccessive e ridosare: nella maggior parte dei soggetti, una dose di 70 mg del composto è in grado di generare gli effetti desiderati; assumere una dose superiore può far aumentare in maniera maggiore gli effetti indesiderati e tossici piuttosto che quelli desiderati. Gli effetti della sostanza dipendono, essenzialmente, dal rilascio della serotonina intracellulare. Quando le riserve sono esaurite un ulteriore assunzione potrebbe attivare solo gli effetti collaterali.

Come tutte le droghe, l’ecstasy può portare a dipendenza sia fisica che psicologica. Essa, come tutte le droghe d’abuso, aumenta il livello DA (dopamina) nel nucleo accumbens (sistema dopaminergico mesolimbico), sistema deputato alla ricompensa e motivazione. Quando si assume una sostanza, il sistema della ricompensa viene attivato dando piacere e la fissazione del ricordo di quel piacere porta il soggetto alla ripetizione dell’esperienza “positiva”; per cui c’è una continua ricerca di assunzione della sostanza utilizzata. Come per tutte le dipendenze, va rintracciata la causa che ha portato il soggetto a cercare un appagamento (mancato) attraverso l’utilizzo della sostanza e questo è possibile attraverso un percorso psicoterapeutico mirato.

 

Legislazione

In Italia l’ecstasy è illegale.  Secondo il decreto legge sulle droghe n° 49 del 21 febbraio 2006, il possesso per uso personale (che per l’ecstasy equivale a 750 mg, 5 pastiglie) comporta sanzioni amministrative quali ritiro della patente, passaporto e permesso di soggiorno per gli stranieri; poiché non considerato reato. La legge prevede, invece, la reclusione da 6 a 20 anni e la multa da 26.000 a 260.000 euro per la vendita, acquisto e possesso per uso non personale.

(Scheda di Rebecca Cataldo)