Eroina

Viene realizzata dal papavero da oppio ed è un antidolorifico. L’eroina è stata creata dalla casa farmaceutica Bayer come sostanza ritenuta utile per lo svezzamento dei morfinomani. Solo con il tempo ci si è resi conto che il rimedio è peggiore del male.

In un vecchio manifesto della Bayer dei primi del Novecento, la casa farmaceutica pubblicizza l’acido acetilsalicilico, o aspirina, e la diacetilmorfina, o eroina. La droga a quel tempo era talmente legale che veniva usata come antitosse o come analgesico anche negli ospedali da campo della Croce Rossa nella guerra 1915-1918. L’eroina è una morfina con effetti più intensi, poichè viene assorbita attraverso la barriera ematoencefalica con maggior velocità, dando immediatamente un acuta sensazione di benessere, in gergo chiamata flash. Tra morfina ed eroina non c’è, in ogni caso, una grande differenza.

Le due sostanze, così come tutti gli altri derivati dell’oppio, naturali come la codeina, o prodotti in laboratorio come il metadone, danno tra loro il fenomeno della dipendenza crociata: la carenza dovuta alla privazione di una di queste sostanze può essere sanata allo stesso modo da una qualunque delle altre sostanze che compongono lo stesso gruppo. L’eroina può essere sniffata, fumata o iniettata, gli effetti sono gli stessi ma i rischi sono diversi: fumarla è meno pericoloso che aspirarla poiché entrando nel corpo gradualmente può essere meglio controllata, sniffandola l’intera dose entra nell’organismo con il rischio di overdose, l’iniezione è il metodo più rischioso: la dose raggiunge il cervello immediatamente aumentando i rischi di overdose, le impurità vengono introdotte direttamente nel flusso sanguigno con il rischio di setticemia e altre infezioni. Le iniezioni ripetute danneggiano le vene, con il rischio di trombosi e ascessi, infine lo scambio di siringhe è veicolo di trasmissione dell’epatite e dell’HIV.

La complicanza clinica più importante dell’abuso di oppiacei è la sindrome da sovradosaggio (potenziata dal contemporaneo abuso di alcool e/o psicofarmaci), che nella forma tipica è caratterizzata dalla triade

  • a) diminuito livello di coscienza, fino al coma
  • b) depressione respiratoria
  • c) miosi (pupille a “spillo”)

La terapia prevede la somministrazione (possibilmente endovenosa) del naloxone (Narcan) al dosaggio di 0,4-0,8 mg ripetibili, oltre alle comuni tecniche di rianimazione. Il paziente va quindi tenuto sotto controllo per almeno 4-5 ore successive, per evitare il rischio di una nuova overdose (il naloxone è infatti inattivato rapidamente). A volte l’eroina è usata in combinazione con la cocaina e il mix viene chiamato speedball. La cocaina agisce come stimolante, l’eroina come depressivo. La somministrazione concomitante fornisce una forte euforia, escludendo alcuni effetti negativi, come ansia e sedazione. Gli effetti della cocaina svaniscono molto più rapidamente di quelli dell’eroina, quindi se una dose eccessiva di eroina è stata utilizzata per compensare la cocaina, il risultato finale può essere una fatale insufficienza respiratoria.

uando l’assunzione della sostanza è interrotta, si sviluppano effetti fisici sgradevoli e dolorosi che sono indicati come sindrome d’astinenza. L’inizio dei sintomi d’astinenza si colloca tipicamente 8-16 ore dopo l’ultima assunzione di eroina o morfina e i primi ad apparire sono i sintomi neurovegetativi. Entro le 36 ore compaiono agitazione estrema, pelle d’oca, lacrimazione copiosa, crampi addominali e diarrea. I sintomi raggiungono il loro picco nelle 48-72 ore e si risolvono in 7-10 giorni. Comunque, uno stato emotivo-affettivo negativo ed un forte desiderio per la sostanza possono persistere fino a due anni dopo la conclusione della fase acuta dell’astinenza. Il meccanismo di tolleranza/astinenza è indicato con il termine “dipendenza (fisica)”, anche se non costituisce un aspetto costante, in ogni fase della malattia, o necessario per diagnosticare una condizione di tossicodipendenza.

La tossicodipendenza si manifesta con un comportamento di ricerca della sostanza gratificante, con un desiderio irresistibile di ripetere l’esperienza derivata dall’assunzione della droga, o di eliminare lo sconforto di non averla a disposizione per consumarla. Questa spinta istintuale (craving) è contraria alle intenzioni dichiarate dalla persona stessa (il non voler assumere la sostanza) e sottende il comportamento recidivante (ricaduta). E’ questo l’aspetto patognomonico, sufficiente e necessario, per la diagnosi di una condizione di tossicodipendenza, chiamata anche “dipendenza psichica”.

Il metadone è stato il primo farmaco disponibile per il trattamento di pazienti con tossicodipendenza da oppiacei. E’ un agonista oppioide sintetico, liposolubile, che agisce sugli stessi recettori dell’eroina. Solitamente assunto per via orale, il metadone è rapidamente assorbito attraverso la mucosa gastrointestinale con una biodisponibilità variabile dal 40 al 100%.

Trattamenti psicoterapeutici sono utilizzati per i disturbi da uso di sostanze e includono terapie individuali, familiari o e di gruppo, ciascuna con vari orientamenti.

Il trattamento in comunità terapeutica offre invece un contenimento più specifico.

Come per le altre sostanze comprese nella tabella I del DPR 309/90, modificato dalla L. 49/2006, l’uso e il possesso di eroina e derivati è soggetto a sanzioni amministrative e penali.