Le sostanze allucinogene

Le droghe allucinogene sono presenti nella storia dell’uomo da migliaia d’anni. Molte culture, dai tropici fino all’artico, hanno utilizzato delle piante per provocare stati di distacco dalla realtà e per precipitare in “visioni”, che credevano potessero offrire introspezioni mistiche. Queste piante contengono composti chimici, quali la mescalina, la psilocibina, e l’ibogaina, strutturalmente simili alla serotonina, di cui alterano le normali funzioni nel momento in cui agiscono sul sistema nervoso centrale. Storicamente, le piante allucinogene furono molto usate nei rituali sociali e religiosi. Le prime prove storiche relative all’uso di sostanze allucinogene si possono ritrovare nelle cerimonie religiose dei popoli dell’America Centrale e Latina. Dai reperti ad esempio si evince che i sacerdoti messicani utilizzavano dei funghi allucinogeni per entrare in contatto con gli dei. In ugual modo il popolo degli Aztechi utilizzava il Cactus Peyote come strumento di trascendenza.

Gli allucinogeni possono essere di derivazione naturale, come ad esempio la Mescalina ottenuta dal cactus Peyote o la Psilocibina contenuta in una variante di fungo, o avere origine sintetica o semi-sintetica, come ad esempio il Dietilammide dell’acido lisergico, meglio conosciuto come LSD, o la Fenciclidina (detta Polvere d’Angelo o PCP) e la Ketamina. La sintesi chimica degli Allucinogeni si deve al chimico tedesco Hoffmann, che in Svizzera, nel dopoguerra (1938), riuscì a sintetizzare l’LSD.

L’LSD è la droga che viene maggiormente identificata col termine “allucinogeno” ed è la più usata in questa classe di sostanze. Le caratteristiche della sua azione e i suoi effetti valgono anche per gli altri allucinogeni quali la mescalina, la psilocibina e l’ibogaina.

L’LSD è una sostanza trasparente o bianca, inodore, solubile in acqua. Tra le droghe conosciute, è la più potente per le sue capacità di alterare le percezioni: dosi orali di soli 30 microgrammi possono produrre effetti che durano da sei a dodici ore. L’LSD viene prodotto inizialmente in forma cristallina. Il cristallo puro può essere schiacciato in polvere e mescolato con agenti leganti per produrre tavolette note come “microdots” oppure sottili quadretti di gelatina chiamati “vetri”; più comunemente viene dissolto, diluito e poi applicato su carta o su altri materiali. La forma più comune dell’LSD è “l’acido di carta assorbente”, fogli di carta messi a bagno nell’LSD e tagliati in piccoli francobolli per dosi individuali.

Gli effetti fisiologici possono essere: aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco, vertigini, perdita dell’appetito, bocca asciutta, sudorazione, nausea, intirizzimento e tremori; ma gli effetti più notevoli di questa droga riguardano le emozioni e i sensi.

Le emozioni del soggetto possono oscillare rapidamente dalla paura all’euforia, con transizioni così rapide da avere la sensazione di provare molte emozioni simultaneamente. L’LSD ha anche effetti drammatici sui sensi. I colori, gli odori, i suoni e le altre sensazioni sembrano essere estremamente intensificati. In certi casi le percezioni sensoriali possono mescolarsi, in un fenomeno noto come “sinestesia” nel quale la persona sembra udire o sentire i colori e vedere i suoni.

Le droghe come la PCP (la fenciclidina o Polvere d’Angelo) e la ketamina, inizialmente utilizzate come anestetici generali in chirurgia, producono distorsioni delle percezioni visive e sonore e sensazioni di distacco – dissociazione – dall’ambiente e da se stessi. Queste alterazioni mentali non sono delle allucinazioni, pertanto la PCP e la ketamina sono più propriamente denominate “anestetici dissociativi”. La PCP, sviluppata negli anni cinquanta come anestetico endovenoso per la chirurgia, è classificata come anestetico dissociativo. I suoi effetti sedativi ed anestetici producono uno stato simile ad una ‘trance’, e i pazienti provano l’esperienza di essere “fuori del corpo” e distaccati dal loro ambiente. Il destrometorfano, un comune farmaco antitosse può, ad alte dosi, produrre effetti simili a quelli della PCP e della ketamina. Le droghe dissociative (vale anche per la ketamina e il destrometorfano) agiscono alterando la distribuzione del glutammato nel cervello. Il glutammato è coinvolto nella percezione del dolore, nelle risposte agli stimoli esterni e nella memoria.

Normalmente la polvere di PCP è cristallina e bianca ma può essere “colorata con coloranti solubili in acqua o a volte in alcol. Sniffata o fumata, la PCP passa rapidamente al cervello dove interferisce con la funzione dei siti noti come complessi dei recettori del NMDA (N-metilD-aspartato) recettori per il neurotrasmettitore del glutammato. I recettori del glutammato hanno un ruolo notevole nella percezione del dolore, nelle attività cognitive – incluse l’apprendimento e la memoria – e nelle emozioni. Nel cervello, la PCP altera anche le azioni della dopamina nel cervello, un neurotrasmettitore responsabile per l’euforia e il “rush” (slancio d’eccitazione) associato a molte droghe di abuso. A dosi basse (5 mg o meno), gli effetti fisici della PCP includono respirazione poco profonda e rapida, aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco e aumento della temperatura corporea. Dosi di 10 mg o dosi superiori, provocano alterazioni pericolose nella pressione del sangue, nel battito cardiaco e nel respiro, spesso accompagnate da nausea, visione confusa, vertigine e consapevolezza ridotta del dolore. Le contrazioni muscolari possono provocare movimenti non coordinati e delle posture bizzarre. In casi gravi, le contrazioni muscolari possono dare luogo a frattura ossea o a insufficienza renale. Dosaggi molto elevati possono provocare convulsioni, coma, ipertermia e morte.

Gli effetti della PCP sono imprevedibili. Tipicamente si sentono pochi minuti dopo l’ingestione e durano per diverse ore. Alcuni utilizzatori segnalano di avere sentito gli effetti della droga anche per più giorni. Un solo episodio di assunzione può produrre sensazioni di distacco dalla realtà, incluse distorsioni dello spazio, del tempo e dell’immagine corporea, mentre altri episodi possono produrre allucinazioni, panico e paura. In alcuni casi vengono riportate sensazioni di invulnerabilità che portano spesso a un grave disorientamento, episodi di violenza o suicidi.

L’uso ripetuto della PCP può dare luogo a dipendenza e studi recenti indicherebbero che l’uso ripetuto o prolungato della PCP può provocare una sindrome d’astinenza con la sospensione dell’uso. I sintomi quali la perdita della memoria e la depressione possono persistere anche per un anno dopo che un utilizzatore cronico smette di assumere la PCP.

Possono verificarsi nel soggetto anche un episodi allucinatori prolungati (più di una settimana) che possono portare a T.S.O; riguardo il trattamento, è consigliata la visita psichiatrica e neurologica per escludere possibili danni nel soggetto; in letteratura vengono descritti sintomi schizotipici e distorsioni percettive comparsi dopo la sospensione.

(Scheda di Eleonora Deiana)