Sindrome Hikikomori

Il nome di questa sindrome deriva dalla lingua giapponese, e significa “stare in disparte, isolarsi”. Si tratta di un fenomeno registrato inizialmente in Giappone negli anni ’80 e diffuso in tutti i paesi sviluppati del mondo.

La sindrome Hikikomori è una condizione che porta il soggetto a volersi isolare completamente dal mondo esterno e non voler uscire per alcun motivo dalla propria camera, né per lavarsi, né per alimentarsi, autorecluso in un universo minimo. Chi soffre della sindrome Hikikomori manifesta i primi segni di ritiro durante l’adolescenza. Per oltre il 90% dei casi è di sesso maschile e di estrazione sociale solitamente medio-alta.

Una parte delle persone affette dal disturbo passa il proprio tempo connesso ad Internet e, quando succede, il tempo di permanenza davanti al computer arriva fino a 10-12 ore giornaliere. Il web dà risposte e aiuta a costruire legami senza troppi pericoli, senza metter in gioco il corpo e a crearsi una vita fuori dalla realtà.

Il giovane generalmente dorme per gran parte della giornata e durante la notte vive nel mondo virtuale. L’isolamento totale dal mondo esterno e l’interruzione della comunicazione con le altre persone, compresi i familiari, può durare anche per anni.

In sintesi, le caratteristiche della sindrome Hikikomori sono:

  • ritiro sociale: rifiuto delle amicizie, delle attività ludiche (sport e socialità in genere), incapacità di relazionarsi in maniera spontanea, allontanamento dalla vita reale e conseguente fuga nel virtuale.
  • fobia scolare precedente e ritiro scolastico;
  • ritiro dalle attività lavorative o ricreative;
  • possibile presenza di sintomi legati all’ Internet Addiction Disorder;
  • possibile inversione dei ritmi circadiani.
  • negli adolescenti affetti dal questa psicopatologia la capacità di apprendimento non risulta significativamente alterata: mediamente sono in grado di giungere a profitti scolastici sufficienti.

Con il trascorrere del tempo la reclusione provoca patologie come fobie, paranoia, disturbi ossessivo-compulsivi, depressione, agorafobia, apatia e comportamento regressivo. Se non curato il disturbo comporta la perdita di anni scolastici, del lavoro o della possibilità di costruire una vita autonoma dalla famiglia.

Le cause possono essere diverse:

  1. caratteriali: gli Hikikomori sono spesso ragazzi molto intelligenti, ma anche particolarmente introversi e con difficoltà relazionali. In loro è presente una componente narcisistica molto forte che gli impedisce di reagire con efficacia alle inevitabili difficoltà e delusioni della vita
  2. familiari: l’assenza emotiva del padre e l’eccessivo attaccamento alla madre sono indicate come possibili cause, soprattutto nell’esperienza giapponese.
  3. scolastiche: il rifiuto della scuola è uno dei primi campanelli d’allarme dell’Hikikomori. Spesso dietro l’isolamento si nasconde una storia di bullismo.

La dipendenza da internet viene spesso indicata come una delle principali responsabili dell’esplosione del fenomeno, ma non è così: essa rappresenta una conseguenza dell’isolamento, non una causa.

Dalla rete, spesso, arriva anche l’unico modo per curare gli Hikikomori. Al terapeuta tocca trovare il modo per entrare in contatto ragazzi che, appunto, non vogliono nessun contatto e, spesso l’unico modo per farlo passa proprio internet, con Skype o con le chat.

(Scheda di Francesca Rosati)